-“Maggio è il periodo perfetto per le vacanze”
-“Nord Italia… Friuli, sarebbe perfetto. Abbiamo chi ci ospita e poi girovaghiamo per la zona.”
-Ce n’è uno il 1 maggio…Oh, è pure diretto, quindi niente scalo.”
Dialogo datato il 28 aprile, e la pazzia è stata ufficializzata il 1 maggio a bordo di un aereo diretto a Trieste! Che poi, se non avessimo deciso così in fretta e furia, chissà quando ci saremo mossi...
La vacanza ha avuto come “base” Gorizia, e da qui ci siamo mossi in lungo e in largo per tutto il territorio, visitando i primi giorni soprattutto i luoghi in cui si sono svolte le cruente battaglie della Grande guerra.

E sono proprio questi posti che mi hanno emozionato e impressionato più di tutti, e che sono divenuti per me il simbolo di questo viaggio.
Avete in mente cosa si prova ad entrare dentro una trincea, ad osservare i muretti costituiti da pietra carsica, le bocche delle cannoniere nascoste sui monti, e soprattutto scrutare con reverenziale rispetto i luoghi in cui riposano i nostri caduti in guerra?
Io, fino a due settimane fa, non avevo neanche la minima idea di cosa si provasse a ripercorrere quei tragici anni, non pensavo si potesse rimanere colpiti in questo modo di fronte alla semplicità di un monumento, di un muro, di un’infinita lista di nomi o di epigrafi poste a ricordo di quel periodo.
Ma la potenza di questi luoghi è che in tutta la loro tragicità e
infelice verità riescono a far materializzare un pezzo di passato di fronte ai tuoi occhi, a riproportelo come una parte del tuo presente. La tua mente viene bersagliata da decine di emozioni diverse, riesci ad immaginare la quotidianità di quei momenti, la sofferenza, il coraggio di quei ragazzi e il loro tragico destino quando ripercorri i loro nomi scritti su delle targhe di bronzo.
E scopri che tutto questo è successo davvero.
Quei fatti che sembrano così lontani non sono solo sterili puntini di inchiostro su un noioso libro di storia, non sono solo date, nomi e luoghi da ricordare, non sono solo foto sbiadite in bianco e nero che danno un’immagine pericolosamente astratta di un pezzo così recente del nostro passato.
Tutto questo è stato realtà.
E se tutti volessero percorrere quei sentieri, se avessero il tempo di osservare quei cunicoli carichi di tristezza, se avessero la voglia di leggere quelle dediche così toccanti e la pazienza di riflettere su quella interminabile lista di nomi, si arricchirebbero di un’utilissima lezione, non solo di storia, ma soprattutto di vita.
Come è successo a me.
I miei bisnonni sono stati in questi monti da combattenti, hanno vissuto la tragicità della vita in trincea, dell’oscura morte dei loro compagni, e hanno avuto la grazia di poter ritornare nella loro amata isola, feriti, ma vivi.
Vedendo quelle trincee così angoscianti, non ho potuto non pensare anche a loro.
Tutte queste sensazioni sono scaturite dalla visita al monte di San
Michele, che fu un vero calvario per i soldati, carico di ferite, di difese, di grosse gallerie, dove gli austriaci utilizzarono il gas mortale contro gli italiani e dove si combatterono le più aspre battaglie dell’Isonzo; sono stata al colle S. Elia, oggi chiamato Parco della Rimembranza, che fino al 1938 ospitava 30.000 caduti della III armata. In questo luogo non erano presenti simboli religiosi ma cimeli di guerra, ciascuno dei quali con una propria iscrizione, mentre oggi troviamo 31 cippi costruiti in pietra carsica.

«Agli invitti
Che diedero per la Patria
Tutto il sangue,
Solo è degno di accostarsi
Chi ha nel cuore la Patria»
Con queste parole impresse all’entrata e scolpite nell’anima si inizia la visita al Redipuglia.
Redipuglia è il più grande sacrario militare italiano e tra i più imponenti d’Europa, in quanto custodisce i resti di 100.187 caduti, di cui solo 39.857 noti.
E’ stato costruito nel 1938 per riordinare l’area cimiteriale del colle S.Elia e si configura come una monumentale scalea-ossario che propone al visitatore il superamento di 22 gradoni in pietra, a simboleggiare l’ascesa delle anime al cielo, fino alle 3 alte croci che rappresentano il calvario.
Il monumento riproduce perfettamente lo schieramento
di un imponente esercito ben ordinato, con alla base i propri generali caduti duranti il conflitto e al centro, isolata, la tomba del comandante della III armata, il Duca d’Aosta (deceduto nel 1931) che, nel suo testamento, ha richiesto di venire tumulato «…In mezzo agli eroi della Terza Armata. Sarò con essi vigile e sicura scolta alle frontiere d’Italia, al cospetto di quel Carso che vide epiche ed innumeri sacrifici, vicino a quel mare che accolse le salme dei marinai d’Italia».
Le lastre di bronzo presenti sull’ampio piazzale, riportano i nomi di luoghi teatro dei sanguinosi combattimenti.
In mezzo ai nomi dei soldati caduti, al centro del I gradone, è posta la più grande targa in bronzo presente, dedicata all’unica donna del sacrario.
Si tratta della Crocerossina Margherita Kaiser Parodi, morta a soli 20 anni a seguito di un’epidemia influenzale, e che aiutò fino all’ultimo istante i feriti che arrivavano dai campi di battaglia. Fu decorata con la medaglia di bronzo al valor militare, «per essere rimasta al suo posto mentre il nemico bombardava la zona dove era situato l’ospedale cui era addetta.»

Ho visitato il sacrario a pomeriggio inoltrato, con le sfumature del tramonto che coloravano il marmo bianco, le scritte in rilievo dei –Presente- che si fondevano con i nomi sottostanti perdendo la loro maestosità, con il bronzo delle lastre che luccicava e si illuminava di tinte rossastre, quasi a sottolineare tutta la crudeltà di cui si compone una guerra disumana.
Mi si è stretto il cuore.
«O viventi che uscite
Se per voi non duri
E non cresca la gloria della Patria
Noi saremo morti invano.»
All’uscita del sacrario un’epigrafe a suggellare la visita e a ricordare che, questo nostro Paese, con tutti i suoi molteplici problemi, con la sua negligenza, le sue croniche difficoltà e incertezze, rimane pur sempre la nostra Patria da amare, da rispettare, la stessa per cui, i ragazzi di tutti i conflitti –senza distinzioni di tempi e di fortune- offrirono il loro immane sacrificio per la libertà della nostra Italia.
