venerdì, 26 giugno 2009

Si potrebbe dire di tutto, che era un Genio, un Re, una star, un'icona, una leggenda, un simbolo, una divinità, un mito.

 

Si potrebbe anche dire che era un disgraziato, un maniaco, un viziato, un fanatico, un folle, un disperato, un esaltato, un disadattato.

 

Ma oggi si potrebbe anche star zitti, e considerare che prima di tutto lui era un uomo, con i suoi mille difetti e i suoi innumerevoli pregi, ma pur sempre un uomo.

 

A me rimane la tristezza che da stanotte assoceremo al suo pensiero i verbi al passato, e che per lui ci saranno solo ricordi.

Il futuro, quello splendido enigma, non gli appartiene più.

  

Ciao Michael, con l’augurio che lassù tu possa trovare quella serenità che qua non hai mai avuto.

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lunedì, 22 giugno 2009

CAMPIONATO  2008/2009

 

  • "Già a metà del girone d’andata saremo noi della Juve ad occupare il primo posto".

 

  • "Entro Natale avremo recuperato lo svantaggio con l’Inter".

 

  • "Vedrete che entro Carnevale avremo superato l’Inter".

 

  • "Prima della metà del girone del ritorno, avremo ripreso l’Inter".

 

  • "Entro Pasqua festeggeremo il primo posto a danno dell’Inter".

 

  • "Per la festa dei lavoratori l’Inter sarà già sorpassata".

 

  • "Entro l’ultima di campionato guideremo la classifica".

 

 

CONFEDERATIONS CUP 2009

 

  • "L’Italia è in Sudafrica per vincere".

 

  • "Difenderemo e onoreremo il titolo di Campioni del Mondo".

 

  • "Contro il Brasile possiamo vincere non una ma due volte".

 

 

 

[Si vocifera che Buffon, durante il match contro il Brasile, abbia rilasciato altre preziose dichiarazioni da dietro la sua porta]

 

  1. "Entro i primi 15 minuti saremo già in vantaggio".

 

  1. "Entro 2 minuti pareggeremo con un gran gol".

 

  1. "Entro 5 minuti recupereremo come minimo un gol".

 

  1. "Entro 10 min..." AAAAHHHHH    [Frase interrotta dall'autogol di Dossena] .

 

  1. "Entro la fine del primo tempo saremo sul 3 a 3".

 

  1. "Al fischio finale avremo non solo vinto ma segnato anche i 2 gol di scarto".

 

 

…Buffon… Carissimo Buffon...

 

Vedi di andartene, simpaticamente,

 

AFFANC***OOOO!!!

 

P.s: nell’analizzare l’ultima parte dell’affermazione si invitano i gentili lettori di tener conto dello stato di frustrazione della blogger, maturato dopo aver visto l’ultima, nefasta, partita delle mummie egiziane, ehm, no, italiane!

 

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sabato, 20 giugno 2009

V E N D E S I

E così rischierei di perderlo come "concittadino"?

... ... ...

... ...

...

Facciamo una colletta?

Update:  Non si fa neanche più in tempo a gioire che subito dopo bisogna leggere la smentita ufficiale…

E che palle, sempre il solito rompiscatole!

 

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mercoledì, 03 giugno 2009

Alle 17 di un assolato pomeriggio di maggio, indefiniti squilli del telefono attraggono la mia attenzione…

 

“…Pronto.”

 

“Scusi il disturbo. E’ Pier Ferdinando Casini che le parla”

 

“Apposto così, non ci serve nulla”

 

“L’Europa ci aspetta. E’ necessario il suo aiuto”

 

“Mah, lo dica a Moratti o a  Galliani, io cosa vuol che le dica? Sì, per un po’ si è sperato nell’Uefa, ma poi…”

 

“Noi dobbiamo illuminare il nostro bel Paese e pretendere delle migliorie, per il futuro nostro e dei nostri figli”

 

“Ah, ora ho capito. No, guardi, d’accordo sull’utilità che possano avere i pannelli solari ma rimango con il vecchio sistema. Grazie, eh…”

 

“E grazie agli incentivi che richiederemo all’Europa…”

 

“No, le rate comunque sia rimarrebbero altine… Sa com’è, la crisi…”

 

“la crisi potremo superarla assieme, in tempi molto più veloci di quelli previsti”

 

“Ah sì? E in quanto tempi estinguerei il debito? Così, per avere un’idea”

 

“L’Italia non può aspettare…”

 

“Il pagamento in una soluzione unica? Ma faccio prima e vado da un rivenditore specializzato, scusi, eh!”

 

“Non scelga destra o sinistra. Vada al centro”

 

“Non è che un negozio del centro mi rimane più caruccio? Dice di no?”

 

“Centro, l’UDC!”

 

“Ok, cercherò sulle  pagine gialle, arrivederci”

 

 

Grazie alla telefonata di questo povero lavoratore di call center, precario e in attesa di un lavoro a tempo indeterminato, questo blog aderisce all’iniziativa di acquistare un pannello solare per puntare a uno sviluppo sostenibile per quella storia lì del futuro, dei figli, dei contributi e delle griffe che tanto ci ha colpito.

Io, comunque, diffiderei dai negozi in pieno centro e opterei per un discount, ma fate voi.

 

Grazie a Pier per il prezioso consiglio.Manifesto

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sabato, 23 maggio 2009

Lasciamo la parte più riflessiva del viaggio e passiamo a quella molto più leggera e allegra (oh, tranquilli, con oggi concludiamo la lunga puntata sulla vacanza … promesso!).

 

GardalandIl perno, l’idea fissa su cui girava questa bella settimana di svago era essenzialmente una, e aveva il nome di Gardaland.

Avete in mente quanto possa essere divertente una giornata trascorsa in questo famoso parco??!

Io sì, lo sapevo già, visto che l’avevo visitato diversi anni fa durante la mia prima gita “in continente” con la scuola, gita che si rivelò bellissima e indimenticabile anche grazie ai tanti ricordi che custodisco di quella giornata.

Una delle cose più belle di Gardaland è che finisci col trovarci pochi bambini e tanti adulti, ma così tanti e con età così diverse che viene da chiederti come possa avere tutto questo appeal.

Io credevo di essere l’unica ad andar matta per questi posti, mi sa che mi sbagliavo!

 

 Gardaland -entrata-

 

Dopo estenuanti ore di viaggio, arriviamo al parco e trovo tanti cambiamenti, alcuni dei quali mi lasciano un po’ titubante: Prezzemolo che con la sua ciurma intona, mano sul cuore, l’Inno d’Italia, per segnalare l’apertura del parco, è uno spettacolo agghiacciante, angoscioso e dal morir da ridere per la sua assurdità… Più ci penso e più non capisco che rapporto esista tra inno, pupazzo e cancelli… Boh.

Ma finalmente si entra.

 

Casa Prezzemolo 

 

I CorsariAbbandonato Prezzemolo al suo destino (si rintanerà a casa sua, posto che noi, accortamente, eviteremo come la peste), iniziamo a girare il parco senza una meta precisa, aiutati in questo da una mappa un po’ confusionaria e impresentabile che non ti spiegava minimamente a cosa andavi incontro nelle diverse attrazioni.

Ma a noi… a noi non servivano certi chiarimenti, mio cugino sapeva tutto.

“Com’è questo?” (All’entrata di Time Voyagers)

“Tranquillissimo, vai tranquilla”. (E in effetti aveva ragione)

 

“E questo, com’è?”

“Ancora più tranquillo, è molto calmo” (All’entrata del Mammut…).

 All’uscita c’erano tra di noi delle facce così sconvolte che avrebbero voluto mangiare vivo l'informatore, e solo rare eccezioni hanno bissato il tour (io non potevo mancare).

 

 Il Mammut visto dal Flying Island

 

Ma le esagerazioni erano anche dalla parte degli ascoltatori

“Ma non avevi detto che era tranquillo? È stato terribile, non finiva più! (All’uscita di Peter Pan: già il nome dice tutto).

 

 Fuga da Atlantide

 

 

MammutUna delle cose più esilaranti di Gardaland è andare a ricercare le foto all’uscita di alcune attrazioni, solitamente quelle più famose e particolari.

Beh, detto così non è un granché, ma rivedere le nostre facce sconvolte immortalate sull’Ortobruco (una montagna russa per bimbi!) e leggere il terrore impresso nei nostri occhi mentre tutti nel negozio ci guardano stupiti, non ha prezzo! Quante risate si fanno in certe occasioni…

 

 Jungle Rapids

 

 

Tornando alle attrazioni, le docce forzate non potevano mancare grazie al Colorado (l’attrazione storica, che ha bagnato più del solito visto che eravamo fradici), all’imprevedibile Jungle Rapids (il nostro gommone è finito sotto una cascata, non vi dico come ne siamo usciti) e Fuga da Atlantide (una sorta di Colorado più avvincente e mistico).

Si capisce che i miei preferiti sono i giochi acquatici? Poche storie, dai, sono i più divertenti!

 

 Colorado Boat

 

La giornata è passata velocissima, non abbiamo perso un solo minuto utile visto che siamo arrivati in anticipo e siamo stati gli ultimi ad andarcene esortati pure dalle guardie (ma dovevo riuscire a spedire almeno qualche cartolina, dovevo testimoniare il mio ritorno qui anche ai più scettici!).

 

 Ramses -il risveglio-

 

 

Gli altri giorni li ho passati in giro qui e là, ho visitato la bellissima Trieste (la via sul porto è molto Confinesimile alla nostra Via Roma a Cagliari, peccato non aver girato di più), il maestoso castello di Miramare (quanto mi è piaciuto quel luogo, semplicementeScoiattolo in fuga incantevole), la città romana di Aquileia (una sorta di Nora sarda) dove ho incontrato il mio primo scoiattolo (Ehm sì, non avevo mai visto uno scoiattolo in vita mia…), e chiaramente tutto il centro di Gorizia, un giro in Slovenia sulla placca di confine (presa d’assalto anche da altri turisti) e la città di Nova Gorica.

 

 Miramare

 

E questo è tutto.

Alla prossima!

 

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sabato, 16 maggio 2009

-“Maggio è il periodo perfetto per le vacanze”

  • “Sì, non c’è dubbio… Il tempo è buono e c’è ancora poca gente in giro… niente resse.”

-“Nord Italia… Friuli, sarebbe perfetto. Abbiamo chi ci ospita e poi girovaghiamo per la zona.”

  • “E ce ne sarebbero di posti da visitare, già me ne viene in mente uno… Quando sarebbe il volo?”

-Ce n’è uno il 1 maggio…Oh, è pure diretto, quindi niente scalo.”

  • “Facciamo la pazzia?”

 

Dialogo datato il 28 aprile, e la pazzia è stata ufficializzata il 1 maggio a bordo di un aereo diretto a Trieste! Che poi, se non avessimo deciso così in fretta e furia, chissà quando ci saremo mossi...

 


La vacanza ha avuto come “base” Gorizia, e da qui ci siamo mossi in lungo e in largo per tutto il territorio, visitando i primi giorni soprattutto i luoghi in cui si sono svolte le cruente battaglie della Grande guerra.

 

Colle S.Elia

 

E sono proprio questi posti che mi hanno emozionato e impressionato più di tutti, e che sono divenuti per me il simbolo di questo viaggio.

Avete in mente cosa si prova ad entrare dentro una trincea, ad osservare i muretti costituiti da pietra carsica, le bocche delle cannoniere nascoste sui monti, e soprattutto scrutare con reverenziale rispetto i luoghi in cui riposano i nostri caduti in guerra?

 

S. Michele -Trincea-Io, fino a due settimane fa, non avevo neanche la minima idea di cosa si provasse a ripercorrere quei tragici anni, non pensavo si potesse rimanere colpiti in questo modo di fronte alla semplicità di un monumento, di un muro, di un’infinita lista di nomi o di epigrafi poste a ricordo di quel periodo.

 

Ma la potenza di questi luoghi è che in tutta la loro tragicità eColle S.Elia -Ad un ignoto- infelice verità riescono a far materializzare un pezzo di passato di fronte ai tuoi occhi, a riproportelo come una parte del tuo presente. La tua mente viene bersagliata da decine di emozioni diverse, riesci ad immaginare la quotidianità di quei momenti, la sofferenza, il coraggio di quei ragazzi e il loro tragico destino quando ripercorri i loro nomi scritti su delle targhe di bronzo.

E scopri che tutto questo è successo davvero.

 

Quei fatti che sembrano così lontani non sono solo sterili puntini di inchiostro su un noioso libro di storia, non sono solo date, nomi e luoghi da ricordare, non sono solo foto sbiadite in bianco e nero che danno un’immagine pericolosamente astratta di un pezzo così recente del nostro passato.

Tutto questo è stato realtà.

 

E se tutti volessero percorrere quei sentieri, se avessero il tempo di osservare quei cunicoli carichi di tristezza, se avessero la voglia di leggere quelle dediche così toccanti e la pazienza di riflettere su quella interminabile lista di nomi, si arricchirebbero di un’utilissima lezione, non solo di storia, ma soprattutto di vita.

Come è successo a me.

 

Colle S.Elia.I miei bisnonni sono stati in questi monti da combattenti, hanno vissuto la tragicità della vita in trincea, dell’oscura morte dei loro compagni, e hanno avuto la grazia di poter ritornare nella loro amata isola, feriti, ma vivi.

Vedendo quelle trincee così angoscianti, non ho potuto non pensare anche a loro.

 

Tutte queste sensazioni sono scaturite dalla visita al monte di SanMonumento Colle S.Elia Michele, che fu un vero calvario per i soldati, carico di ferite, di difese, di grosse gallerie, dove gli austriaci utilizzarono il gas mortale contro gli italiani e dove si combatterono le più aspre battaglie dell’Isonzo; sono stata al colle S. Elia, oggi chiamato Parco della Rimembranza, che fino al 1938 ospitava 30.000 caduti della III armata. In questo luogo non erano presenti simboli religiosi ma cimeli di guerra, ciascuno dei quali con una propria iscrizione, mentre oggi troviamo 31 cippi costruiti in pietra carsica.

 

Sacrario Redipuglia

 

 

«Agli invitti

Che diedero per la Patria

Tutto il sangue,

Solo è degno di accostarsi

Chi ha nel cuore la Patria»

 

 

Con queste parole impresse all’entrata e scolpite nell’anima si inizia la visita al Redipuglia.

 

RedipugliaRedipuglia è il più grande sacrario militare italiano e tra i più imponenti d’Europa, in quanto custodisce i resti di 100.187 caduti, di cui solo 39.857 noti.

E’ stato costruito nel 1938 per riordinare l’area cimiteriale del colle S.Elia e si configura come una monumentale scalea-ossario che propone al visitatore il superamento di 22 gradoni in pietra, a simboleggiare l’ascesa delle anime al cielo, fino alle 3 alte croci che rappresentano il calvario.

Il monumento riproduce perfettamente lo schieramento I gradonedi un imponente esercito ben ordinato, con alla base i propri generali caduti duranti il conflitto e al centro, isolata, la tomba del comandante della III armata, il Duca d’Aosta (deceduto nel 1931) che, nel suo testamento, ha richiesto di venire tumulato «…In mezzo agli eroi della Terza Armata. Sarò con essi vigile e sicura scolta alle frontiere d’Italia, al cospetto di quel Carso che vide epiche ed innumeri sacrifici, vicino a quel mare che accolse le salme dei marinai d’Italia».

 

Le lastre di bronzo presenti sull’ampio piazzale, riportano i nomi di luoghi teatro dei sanguinosi combattimenti.

 

Margherita K. ParodiIn mezzo ai nomi dei soldati caduti, al centro del I gradone, è posta la più grande targa in bronzo presente, dedicata all’unica donna del sacrario.

Si tratta della Crocerossina Margherita Kaiser Parodi, morta a soli 20 anni a seguito di un’epidemia influenzale, e che aiutò fino all’ultimo istante i feriti che arrivavano dai campi di battaglia. Fu decorata con la medaglia di bronzo al valor militare, «per essere rimasta al suo posto mentre il nemico bombardava la zona dove era situato l’ospedale cui era addetta.»

 

Duca D

 

Ho visitato il sacrario a pomeriggio inoltrato, con le sfumature del tramonto che coloravano il marmo bianco, le scritte in rilievo dei  –Presente- che si fondevano con i nomi sottostanti perdendo la loro maestosità, con il bronzo delle lastre che luccicava e si illuminava di tinte rossastre, quasi a sottolineare tutta la crudeltà di cui si compone una guerra disumana.

Mi si è stretto il cuore. 

 

«O viventi che uscite

Se per voi non duri

E non cresca la gloria della Patria

Noi saremo morti invano.»

 

 

All’uscita del sacrario un’epigrafe a suggellare la visita e a ricordare che, questo nostro Paese, con tutti i suoi molteplici problemi, con la sua negligenza, le sue croniche difficoltà e incertezze, rimane pur sempre la nostra Patria da amare, da rispettare, la stessa per cui, i ragazzi di tutti i conflitti –senza distinzioni di tempi e di fortune- offrirono il loro immane sacrificio per la libertà della nostra Italia.

 

Colle S.Elia -Soldato ignoto-

 

 

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domenica, 10 maggio 2009

Rieccomi qua ! ! !

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categoria:vacanze, attualità, io
sabato, 25 aprile 2009

Lo avrai
camerata Kesselring
il monumento che pretendi da noi italiani
ma con che pietra si costruirà
a deciderlo tocca a noi.


Non con i sassi affumicati

dei borghi inermi straziati dal tuo sterminio
non con la terra dei cimiteri
dove i nostri compagni giovinetti
riposano in serenità
non con la neve inviolata delle montagne
che per due inverni ti sfidarono
non con la primavera di queste valli
che ti vide fuggire.


Ma soltanto col silenzio dei torturati
più duro d'ogni macigno
soltanto con la roccia di questo patto
giurato fra uomini liberi

che volontari si adunarono
per dignità non per odio
decisi a riscattare la vergogna e il terrore del mondo.


Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi con lo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama

ora e sempre
RESISTENZA.

 

Pietro Calamandrei

 

 

Albert Kesselring, che durante il secondo conflitto mondiale fu il comandante delle forze armate germaniche in Italia, a fine conflitto (1947) fu processato e condannato a morte per i numerosi eccidi che l'esercito nazista aveva commesso ai suoi ordini (Fosse Ardeatine, Strage di Marzabotto e molte altre). Successivamente la condanna fu tramutata in ergastolo, ma egli venne rilasciato nel 1952 per le sue presunte gravi condizioni di salute. Tale gravità fu smentita dal fatto che Kesselring visse altri otto anni libero nel suo Paese, ove divenne quasi oggetto di culto negli ambienti neonazisti della Baviera.

Tornato libero, Kesselring sostenne di non essere affatto pentito di ciò che aveva fatto durante i 18 mesi nei quali tenne il comando in Italia ed anzi dichiarò che gli italiani, per il bene che secondo lui aveva loro fatto, avrebbero dovuto erigergli un monumento. In risposta a queste affermazioni Piero Calamandrei scrisse la celebre epigrafe, dedicata a Duccio Galimberti, "Lo avrai, camerata Kesselring...", il cui testo venne posto sotto una lapide ad ignominia di Kesselring stesso, deposta dal comune di Cuneo, e poi affissa anche a Montepulciano, in località Sant'Agnese, e a Sant'Anna di Stazzema.

[Tratto da wikipedia]

 

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mercoledì, 22 aprile 2009

Come è da tradizione (… … … sì, proprio così!) anche in questo aprile 2009 il blog Sylvia83 si vestirà di tutto punto e con voce impostata e sguardo severo cercherà, per quel che è umanamente possibile, di impartire una formazione culturale (relativa al folklore sardo) ai suoi affezionatissimi lettori.

 

Non sono indispensabili grosse conoscenze di base, ma prima di leggere il seguente post è consigliabile avere nelle vicinanze un Mamuthones e un Boes per poterne apprezzare al meglio le caratteristiche o, in alternativa, dei campanacci o delle pelli di capra.

 

Ma veniamo al dunque.

Anche quest’anno, puntuale come un orologio svizzero, è arrivata la sagra più importante della zona, quella che ha come punto di forza una grande sfilata che si snoda per la via principale del paese e che segna ufficialmente l’apertura della stagione turistica in quest’angolo di Sardegna.

 

La sfilata, che attrae migliaia di turisti, vede la partecipazione di una quarantina di costumi sardi provenienti da ogni parte dell’isola, una quindicina di etnotraccas (che in questo momento non ho voglia di rispiegarvi), diversi gioghi di buoi (che stavolta ho visto solo di sfuggita) e alcuni gruppi in maschera protagonisti del tipico carnevale sardo.

 

Se i costumi, bellissimi e caratteristici, sono talmente tanti che alla fine quasi non ci fai più caso, ciò che attira la mia attenzione sono soprattutto i gruppi in maschera, che finiscono per rubare la scena anche alle vere protagoniste di questa sagra, che, in realtà, sarebbero le traccas (i carri).

 

 etnotraccas

 

Quest’anno, ospiti della sagra, sono stati i gruppi di maschere Boes e Merdules di Ottana, Mamutzones di Samugheo, Sos Corriolos di Neoneli e per finire i famosi Mamuthones di Mamoiada.

 

 Boes e Merdules -Ottana-

 

I “Boes e Merdules” di Ottana rappresentano i buoi e i loro padroni.

La stella sulla maschera de “su Boe” è un simbolo di buon auspicio, mentre la maschera de “su Merdule” è molto paurosa perché dovrebbe allontanare il diavolo e la sfortuna.

Accanto a queste figure, nel gruppo di maschere è sempre presente “sa Ilonzana”, una spaventosa vecchietta intenta a filare la lana, che però minaccia continuamente di tagliare il filo che ha tra le mani (e che rappresenta la vita della persona che gli sta di fronte…).

 

Durante il carnevale di Ottana, può capitare di essere trascinati via da un gruppo di “Merdules” e di essere liberati solo dopo avergli offerto un bicchere mentre nell’ultima domenica del carnevale sono proprio loro a ricambiare il favore. E non ci si può rifiutare…

 

 

 

Mamutzone -Samugheo-I “Mamutzones” di Samugheo comprendono anche le maschere de Urtzu e Omadore -Samugheo-“S’Urtzu” e “su Omadore”.

“S’Urtzu” , che rappresenta Dioniso (Dio che muore e rinasce ogni anno come la vegetazione), è rappresentato da una pelle di capro intera, compresa di testa e viene tenuto legato da “su Omadore”, il suo guardiano, che lo tormenterà fino al sacrificio. “S’Urtzu” durante la rappresentazione cade più volte, per simboleggiare la passione verso la morte. I “Mamutzones”, col volto annerito, sono invece i seguaci de “S’Urtzu” e gli danzano intorno con dei sonagli che tengono lontani gli spiriti malvagi.

 

 Issohadores -Mamoiada-

 

I “Mamuthones” di Mamoiada si accompagnano con gli “Issohadores”.

I “Mamuthones” si dispongono su due file: una colonna procede a piccoli passi muovendo prima il piede sinistro e retrocedendo con quello destro; l’altra fila, al contrario, avanza col piede destro e retrocede con il sinistro. Gli “Issohadores”, vestiti di rosso con pantaloni bianchi, hanno la funzione di catturare le prede tra il pubblico con un lungo laccio, la “soha”.

Questo rituale è una tecnica magica che consiste nel risvegliare le forze produttive della terra dal lungo periodo invernale ed è rimasta intatta nonostante i continui tentativi di eliminazione da parte delle autorità religiose e politiche nei vari secoli.

Si pensa che questa tradizione abbia origini pre-cristiane.

 

 Sos Corriolos -Neoneli-

 

Purtroppo non sono riuscita a trovare il significato della maschera de “Sos Corriolos”, ho cercato a lungo ma nulla… Se qualcuno di voi fosse in grado di spiegarmi la tradizione del gruppo di Neoneli, è pregato di scrivere qualche riga. Ne sarei felicissima.

 

Grazie per l’attenzione.

A attrus annus!

 

[P.s: le foto sono opera mia, l'assenza del Mamuthones di Mamoiada è dovuta a un capriccio della fotocamera che si è rifiutata di collaborare.

Ebbene sì, capita anche ai migliori fotografi...]

postato da: Sylvia83 alle ore 18:19 | Permalink | commenti (3)
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giovedì, 16 aprile 2009

postato da: Sylvia83 alle ore 10:19 | Permalink | commenti (4)
categoria:riflessioni, satira, attualità

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